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Intervista a Gabriella Minarini sul Vocal Expression Training


O.K., tanto per cominciare, in cosa consiste il V.E.T.(Vocal Expression Training)?
Consiste nell'ottenimento di un risultato armonico tra parola, suono e linguaggio.

A chi si rivolge nello specifico il V.E.T.: a cantanti d'opera già di livello o anche a principianti?
Il V.E.T. si rivolge a tutti i cantanti che abbiano bisogno d'imparare, correggere, raffinare l'espressione dei testi contenuti nei libretti d'opera in lingua italiana. Per cui si rivolge sia ai professionisti che ne abbiano bisogno sia ai principianti, perché li aiuti ad impossessarsi meglio delle parti che studiano. E' logico che è un lavoro diretto a chi si volge verso il teatro.

In cosa si differenzia il V.E.T. da una lezione di canto convenzionale?
Si differenzia nel fatto che io curo solo la parte linguistica. La frase viene analizzata tenendo conto anche della parte musicale, ma solo per quanto riguarda la coerenza del fraseggio e le necessità della respirazione. Io penso alla fluidità della parola e lascio a chi di competenza di curare il resto.

Per questo lavoro di V.E.T. non sarebbe più adatto un maestro di canto?
Mi sembra che lei identifichi l'opera lirica con la musica, ma l'opera non è fatta soltanto di musica: è un evento teatrale in cui convivono diverse discipline artistiche. Aiutare un cantante nella espressione e nella piena comprensione del testo richiede una notevole esperienza, perché non tutti gli artisti hanno lo stesso carattere e le stesse esigenze. Per avere una situazione di V.E.T. ottimale bisognerebbe trovare un maestro di canto esperto, oltre che dell'uso della voce, anche di come funziona l'apparato percettivo-uditivo e fonatorio e del feed-back a cui sono sottoposti. E in ultimo ma molto importante è che cantanti stranieri spesso si sono formati artisticamente presso maestri stranieri, in massima parte cantanti essi stessi che qualche volta si portano dietro dei difetti di pronuncia e di espressione che vanno a sommarsi alle difficoltà degli allievi, invece di diminuirle.

Lei non pensa che un direttore d'orchestra e i suoi maestri collaboratori non siano insomma in grado di risolvere i problemi legati al lavoro?
Chi ha detto questo? Certo che sono in grado di farlo, almeno voglio sperarlo! Ma se la risoluzione dei problemi che abbiamo verrà affidata ad un Vocal Expression Coach, questi maestri avranno molto più tempo da poter dedicare all'aspetto musicale. Inoltre non dimentichi che specialmente molti direttori stranieri dirigono opera italiana senza conoscere bene l'italiano, e non vedo cosa ci sarebbe di male se a qualcuno di loro sfuggisse qualche particolare. Personalmente so di aver aiutato un regista tedesco, peraltro una persona molto attenta e scrupolosa, con una lettura di un libretto verdiano. Gli era sfuggito un piccolo particolare, piccolo ma significativo per il contenuto perché delineava tutto il carattere di un personaggio. Le dico: è veramente un gioco di squadra.

Qual è il vantaggio chiave del V.E.T.?
Mi viene da dire che il vantaggio chiave del V.E.T. è quello di "quadrare il cerchio", e cioè di dare ad un cantante quello strumento che può aiutarlo a dare sempre il massimo delle sue potenzialità. Tenga presente che oggi ad un professionista in questo campo viene richiesto oltre che di avere una bella voce, di essere sciolto nel movimento sulla scena, di recitare e di esprimere come in una commedia. Il pubblico non scusa più un professionista che rimanga immobile e sia incomprensibile, non basta più un acuto prolungato oltre il necessario per fare andare in delirio una platea. I mezzi di comunicazione ci portano quotidianamente a contatto con il mondo intero, vediamo e sentiamo di tutto e questo aiuta molto la nostra capacità di critica. Quindi un perfezionamento riguardante l'espressività tipicamente italiana non può che integrarsi nell'insieme di questi dati richiesti ad un professionista del canto.

Che tipo di interazione prevede il lavoro di V.E.T. tra l'impostazione della voce, la musica e l'interpretazione semantica dei testi?
Naturalmente bisogna partire dal presupposto che sia la musica che l'impostazione vocale non devono essere in alcun modo modificati: ciò che è scritto sulla partitura è sacro, e anche quando il compositore scrive un'accentuazione strana o poco discorsiva, bisogna cercare di renderla così com'è; per quanto riguarda l'impostazione vocale (che non mi riguarda direttamente) essa ha delle regole precise a cui il cantante non può sottrarsi, quindi è il V.E.T. che deve sempre tener conto di queste esigenze e adattare il suo lavoro in modo che si possa migliorare l'aspetto espressivo senza disturbare il lavoro "tecnico" dell'interprete. Chiedo sempre ai cantanti di informarmi quando incontrano qualche tratto tecnicamente insidioso, perché non posso non considerarlo: alla fine sarà sempre meglio una bella nota abbinata ad una vocale un pò più aperta o più chiusa del lecito, che una brutta nota su una vocale perfetta. Ma è proprio qui che possono nascere le soluzioni più ingegnose col lavoro di V.E.T.

Qual'è la differenza determinante tra il V.E.T. e altri tipi di scuole per la voce?
La differenza è che io prendo in considerazione la parte ritmico-linguistico fonatoria non sganciandola mai dalla parte musicale, ma cercando sempre di assemblare organicamente le parti perché risulti la massima armonia possibile. Non insegno a cantare ma solo ad armonizzare il linguaggio nel canto perché sia pulito e comprensibile. Negli ultimi tempi ho notato che molti critici rilevano che i cantanti sono incomprensibili o hanno una dizione alquanto discutibile. Qualche volta purtroppo anche i cantanti italiani.

Su quale principio trainante si basa il V.E.T.?
Si basa sul principio del feed-back uditivo-fonatorio e quindi uditivo-articolatorio. Parafrasando Lamarque, la funzione "struttura" l'organo. Così noi lavoriamo sull'orecchio per lavorare sulla voce e viceversa. L'apparato fonatorio viene formato dal linguaggio che si usa e riuscire a renderlo così mobile da poter accedere alla variegata gamma dei suoni dell'italiano richiede una notevole esercitazione. Occorre una grande preparazione nel fare questo lavoro e, spesso, per ogni cantante un progetto completamente diverso.

Nello studio di un ruolo operistico italiano, da parte di un cantante straniero, parte dalla parola parlata oppure subito da quella cantata?
Naturalmente partiamo dal parlato, sempre, ma spesso partiamo non dalla parola ma da un fonema, dipende da quello che sono i problemi linguistici di un cantante, dalle sue esigenze e dal progetto di lavoro che facciamo insieme. Pensi che con un baritono tedesco abbiamo lavorato molto per correggere una consonante che invece di farlo "celare in Roma" lo faceva "gelare in Roma".

Fa uso di specifici esercizi per certe vocali e/o consonanti?
Faccio uso di specifici esercizi sia per le vocali che per le consonanti. Tutto questo però tenendo presente le esigenze del professionista con cui lavoro. Il progetto scaturisce sempre dopo aver valutato bene il suo test d'ascolto e la lingua da cui proviene. Questi due elementi di valutazione sono molto importanti per capire quelli che saranno i problemi di fonazione del soggetto che si accinge allo studio di un'opera in italiano.

Che risultati posso aspettarmi dal V.E.T?
Impulsivamente sono portata a rispondere "meravigliosi", perché sono molto entusiasta di questo lavoro. Professionalmente posso sicuramente dire che sono notevoli senza ombra di presunzione. Se un cantante desidera imparare o correggere una parte e si affida a me completamente, potremo senz'altro conseguire risultati molto soddisfacenti.

Perché il V.E.T. può darmi più di altri tipi di lavoro?
Sicuramente per la globalità dell'approccio che viene usata in ogni intervento. Io non penso mai alle cose separate, ma sempre alla loro interdipendenza. Tutto è movimento per cui tutto è sempre in movimento. Solo con questo tipo di visione è possibile avere dei risultati che siano anche duraturi nel tempo, che forniscano cioè ad un cantante uno strumento sicuro per potersi migliorare quando vi sia la necessità di farlo. Quando questo accade, per me è una grande vittoria.

Quanto è importante il movimento del corpo in questo lavoro?
Direi che il movimento del corpo è fondamentale, anche quando in una frase o un brano è richiesto ad un cantante di stare fermo. La mia esperienza nel campo mi ha confermato come un movimento corporeo, anche impercettibile, aggiunge forza alla parola ed al suono. Spesso solo il pensare al movimento dà movimento e il risultato visivo-uditivo che arriva al pubblico è emotivamente più coinvolgente.

E' dunque così importante la gestualità?
Certamente, anzi direi che è fondamentale in quanto modula il percepito e fornisce un appoggio alla fonazione, amplificandone il contenuto emozionale.

Cosa c'entra l'emozione col fenomeno uditivo-fonatorio?
E' il contenuto emozionale che rende convincente un oratore, simpatico (e quindi di successo) un manager ed eccezionale un cantante. Ha mai sentito dire "che bella voce peccato sia una persona così rigida", cioè una persona che non esprime emotivamente.

Come è arrivata a questa professione?
Dire per caso non sarebbe accurato; in realtà ci sono arrivata per due amori: la voce e l'opera. Questa non è una professione che si impara; il modo in cui io la svolgo e la propongo è frutto di svariate esperienze tecnico-artistiche che mi hanno permesso di sviluppare una grande sensibilità per le sfumature sonore e diverse abili tecniche per raggiungerle. Una di queste tecniche è l'Audiofonologia Dinamica.

Che cosa è l'Audiofonologia Dinamica?
E' la ricerca sul fenomeno uditivo-fonatorio, sulle leggi fisiche e psichiche che lo governano e sulle metodologie atte a migliorarle.

In che modo propone l'approccio al personaggio attraverso il testo italiano?
Non sono io che devo fornire la chiave interpretativa del personaggio ma posso aiutare a renderlo più credibile come carattere scaturito da una mente italiana.Come affronta lo studio di un'opera nuova?
Oggi, possiamo avvalerci di mezzi straordinari per la conoscenza, e io naturalmente li sfrutto tutti. Comincio con un discreto anticipo lo studio di un'opera. Acquisto tutte le registrazioni reperibili (nastri, CD, video) dell'opera in questione assieme alla partitura, alla riduzione canto e pianoforte, ed alla bibliografia essenziale. Naturalmente al centro di tutto questo c'è una lettura attentissima del libretto. Ogni parola, ogni frase è come passata sotto una lente di ingrandimento. Comincio a studiare a piccoli brani, confrontando le varie esecuzioni. Durante lo studio chiedo aiuto ai numerosi amici musicisti che ho la fortuna di avere per chiarire ciò che mi lascia dubbiosa, cercando di fare a più persone gli stessi quesiti in modo da avere il supporto di opinioni diverse. Così alla fine mi sento molto sicura e tranquilla.

La lingua in cui un cantante lavora abitualmente può costituire un problema?
Non più di tanto. Questo lavoro viene svolto per risolvere le problematiche specifiche relative a lingue diverse. Ognuna ha i suoi problemi. Basta conoscerli e il gioco è fatto. Comunque, per meglio capire, pensi ad un cantante italiano che debba imparare un'opera in tedesco. Incontrerà molte difficoltà, ma se il V.E.T. lo aiuterà con esercizi mirati che gli consentano di appropriarsi della dinamica della lingua, alla fine il risultato sarà garantito.

Pensa davvero che un cantante professionista con una carriera alle spalle sia disposto ad ascoltare i consigli di un Vocal Expression Coach?
I consigli, o "suggerimenti" come preferisco definirli io, bisogna anche saperli dare altrimenti diventano imposizioni. Finora non ho mai avuto di questi problemi, invece ho trovato una grande collaborazione da parte dei cantanti. La ragione è semplice: non sono gelosi di me e non hanno paura di giudizi. Io non appartengo al loro mondo, non sono una cantante, sono solo una professionista che è molto felice se la loro prova andrà nella maniera migliore, quindi si rendono conto di non avere nulla da temere lavorando con me, ma solo da guadagnare, e si affidano con gioia totale. Così, i risultati sono assolutamente certi con reciproca soddisfazione.

Si sente pronta per aiutare gli artisti dei grandi teatri?
Io credo che non si è mai pronti fino in fondo per nessuna esperienza. Io comunque ho già lavorato in teatri molto belli, con strutture tecniche e architettoniche di grande interesse. Ho avuto gli stessi problemi che trovo tutti i giorni lavorando nel mio atelier. Gli artisti sono artisti! Hanno tutti gli stessi problemi. La cosa che fa la differenza è il tempo. Quando si lavora in teatro, i tempi sono molto stretti e la risoluzione dei problemi deve essere velocissima. Io mi rendo conto, spesso, che non ho neppure il tempo per pensare. Agisco e basta. L'importante però è essere coscienti di aver lavorato al massimo delle proprie possibilità: è questo che conferisce il coraggio e la forza di fare le cose.

Come vede per il futuro un lavoro come quello del V.E.T.?
Stiamo incamminandoci sempre più verso una società multilingue e multirazziale, in cui ogni giorno vengono abbattute alcune barriere che fino a ieri sembravano irremovibili. E' quindi logico che durante le rappresentazioni di un'opera si possa trovare un cast composto da artisti di varie culture e nazionalità. Sarà importante dunque che quando una Tosca americana risponde ad un Cavaradossi italiano, non lo faccia con un'espressività anglicizzante; ma scherzi a parte, è sufficiente qualche piccolo errore nelle doppie consonanti per rovinare l'atmosfera di un duetto o la tensione drammatica di un dialogo. E poi dobbiamo tener conto che non c'è solo il problema del cast, ma soprattutto quello del pubblico che sarà culturalmente sempre più eterogeneo, indipendentemente dal teatro in cui ci troveremo. Un'opera di Verdi rappresentata in Germania avrà un pubblico composto anche da molti italiani, così come un'opera di Wagner rappresentata a Roma avrà un pubblico composto anche da molti tedeschi. Ricorderà senz'altro che perfino i grandi teatri in passato eseguivano molte opere con libretto tradotto: oggi non usa più, si fa semmai uso dei sovratitoli, ma la lingua originale viene ormai mantenuta quasi ovunque. Secondo me sarà perciò maggiormente necessario rispettare fino in fondo ogni spettatore presente in sala, garantendo così un livello di espressione curato e credibile.Questa cura raffinata della pronuncia e della musicalità servirà a "conservare per poter trasmettere" quella che è stata l'intenzione originale di ogni autore nel comporre la sua opera. Per consentire che questo accada, dobbiamo far sì che ogni cantante sia in grado di spaziare liberamente in ogni sorta di repertorio. E comunque, quale che sia la nazionalità di un cantante lirico, egli difficilmente potrà affermarsi senza affrontare il mondo dell'opera italiana.
Adesso mi dica come lo vede lei, il lavoro di V.E.T. nel futuro.